FRANCO FONTANA

Territori a confronto

 

estratto da Helmut Gernsheim, "Introduzione“,
in Franco Fontana, Skyline
, Puntoevirgola, Modena 1978

(..) E’ impossibile negare la genialità di Franco Fontana nel ridurre la natura  nelle sue forme fondamentali , nell’eliminare i contorni quotidiani fino al limite estremo in cui la creazione, assolutamente nuova, non abbia più alcun legame con essi che non sia nella forma e nel colore. Egli cerca di comunicarci la sensazione di una analisi del nostro mondo visivo dandoci gli elementi essenziali che noi non riusciamo a percepire con la nostra negligenza. La nostra mente afferra migliaia di realtà ma nel processo di raccoglimento della “informazione” noi omettiamo molto di ciò che è raccolto soltanto dall’osservatore più accurato. Colore  e forma puri sono elementi abbastanza facili da ottenere in pittura ma in fotografia la completa astrazione è ben più difficile impegno. (…) 

(…) Nel suo concetto di dimensione-spazio che è la base di tutte le forme artistiche  nei nostri mezzi bi-dimensionali, Franco Fontana ha raggiunto il limite estremo. Il panorama, la marina, il paesaggio urbano sono ridotti al loro fondamentale profilo: ampie distese di acqua e cielo spaccate a metà dalla sottile bianca linea dell’orizzonte. L’uso del colore gioca una parte importante nella realizzazione. Se il cielo è giallo per il tramonto, il risultato sono due sorprendenti superfici nere  e gialle, in luogo di due delicate ombre di azzurro. Un’altra immagine consiste in due sole strisce di terra verde scuro e giallo brillante in contrasto contro un pallido cielo azzurro o, in una variante, si vede lo stesso campo arato giacente come una striscia elegantemente curvata in un campo più buio contro il cielo. Che meravigliosa sensazione di profondità, di ampiezza, di spazio, di infinito! Ma sia che Fontana riduca le sue immagini a 2, 3 o 5 elementi giacenti come strati orizzontali l’uno sull’altro, o che li intrecci gli uni agli altri come lame triangolari, sempre egli crea qualcosa di completamente insospettato e peno di vitalità. Ogni immagine è una brillante sinfonia colorata, la “sintesi” dei pochi elementi basilari. (…)

 

estratto da Giampiero Mughini, “Quando uno di Modena fotografa l’America”,
 
in Franco Fontana, Sorpresi nella luce americana, Federico Motta Editore,  Milano 1999

(…) E adesso questo libro di Franco Fontana. Di uno che più italiano di lui non c’è al mondo. Di uno che più dalle parti di Modena com’è lui non ce n’è al modo. Ebbene uno così, uno così orgogliosamente e protervamente italiano, che diavolo è andato a cercare in America? A giudicare dalle foto raccolte e pubblicate in  questo libro, la risposta è inequivocabile. Fontana è andato in America a cercare Fontana, a cercare se stesso. A trovare una conferma alla qualità e alle modalità del suo fotografare, alla sua poetica fotografica. E’ andato a cercare, e l’ha trovata, la “luce” americana; una “luce”che fosse assieme vicina e lontana dalla “luce” dei suoi paesaggi emiliani, quelle foto che lo hanno reso famoso nel mondo. Doveva essere una luce che permettesse di trattare il cemento e l’asfalto del paesaggio urbano americano allo stesso modo in cui aveva trattato l’erba e il cielo dei paesaggi della sua terra, lì dalle parti di Modena. Curiosissimo e vorace, è come se Fontana fosse sbarcato in America senza dimenticare d’una virgola la sua Modena, la sua maniera da fotografo della “scuola modenese”, quel terzetto formato da lui, Luigi Ghirri e Vaccari. (…)

(…) E’ la luce a dare il giusto rilievo ai volumi dei palazzi, alle insegne pubblicitarie, alle figurette che percorrono quelle strade sconfinate e che sembrano stare al mondo solo perché la loro ombra ne resti scolpita su un muro. C’è una sorta di dittatura della luce nelle foto americane di Fontana, esattamente come c’era nelle sue foto di paesaggi dalle parti di Modena. Quelle striature, quelle bande di colore ora verticali ora orizzontali, è tutta opera della luce. Uomini e donne fotografati, o per meglio dire spersi nella foto, sono solo pedine nel regno della luce. Quei palazzi quelle macchine lunghe quanto un sommergibile, quei vestiti di classe media di così cattivo gusto, quegli annunci pubblicitari che fanno da stemma di vie e piazze, tutto questo è dalla luce che riceve la sua verità e la sua essenza. Più Fontana di così si muore.(…)
 

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