JONATHAN TORGOVNIK

Bollywood dreams

 

Introduzione
 
di Enrica Viganò
 

“In India andare al cinema è considerato un evento: quello che conta è vedere gli attori sullo schermo più grandi del reale, vivere un sogno per qualche ora e lasciarsi alle spalle le difficoltà della vita quotidiana. Come quando si va al tempio per venerare gli dei, in maniera simile si va al cinema per adorare questi attori che uccidono dieci persone con un pugno e si innamorano delle belle eroine. E’ proprio come una religione.”

Il cinema masala - una formula popolare che combina ingredienti base quali azione, romanticismo, violenza, musica, danza e morale – raccoglie ogni giorno in India quattordici milioni di spettatori. Una cifra che colloca immediatamente l’industria del cinema indiano al primo posto al mondo tra i produttori di film (800 all’anno), dando lavoro a mezzo milione di indiani e guadagnando il soprannome di Bollywood.

Nel suo primo viaggio in India, Jonathan Torgovnik (Israele 1969) è rimasto impressionato da questo fenomeno culturale e ha voluto approfondirne le ragioni e le modalità nel corso di numerosi viaggi successivi e grazie a contatti diretti che lo hanno introdotto sul set e nell’ambiente.

A differenza di altri servizi fotografici sull’argomento, la ricerca di Torgovnik ha voluto andare oltre la facile ironia occidentale sui cliché di questo cinema nazional-popolare, sempre uguale a se stesso, prevedibile e improbabile allo stesso tempo. Torgovnik ha volto il suo sguardo su tutti gli aspetti che compongono il fenomeno, mantenendo una posizione di curiosità e rispetto che gli hanno permesso di realizzare un’indagine antropologica seria e al contempo “gustosa”.

Jonathan Torgovnik inizia con la descrizione del contenuto, entrando sul set delle grandi produzioni, fotografando le scene e i protagonisti, travolto dai mille spunti offerti dalle trame surreali. A metà tra il musical e il film epico, spesso queste pellicole prendono ispirazione da questioni sociali e tradizionali, ponendo la famiglia al centro della storia e riflettendo in qualche modo alcune caratteristiche della società indiana. Nessuna pretesa di realismo, piuttosto la capacità di toccare alcune corde della sensibilità del grande pubblico che in cambio offre una venerazione totale per gli attori protagonisti. Visi di attori  incombono nei centri urbani dall’alto di giganteschi manifesti promozionali. Le vie delle città sono letteralmente dominate dai grandi cartelli pubblicitari, dipinti a mano, che presentano al pubblico le nuove produzioni. Torgovnik ne riproduce l’imponenza attraverso immagini di grande impatto, ma documenta anche il lavoro che c’è dietro, negli atelier dove centinaia di pittori dipingono l’incanto degli dei del cinema.

Ma il fenomeno non è solo set e divismo, è tutto il contorno a rafforzare il mito. Per  esempio la dedizione degli spettatori che ore prima dell’inizio dello spettacolo si siedono in lunghe code davanti al botteghino. Oppure l’incredibile odissea dei cinema itineranti: camioncini che portano la magia dei fotogrammi ai confini del mondo, in villaggi lontani giorni dalla più vicina sala cinematografica. Gli ambulanti del cinematografo trasportano su quattro ruote tutto l’occorrente per montare, sotto un tendone, una sala con grande schermo, che possa accogliere centinaia di spettatori. Nel furgone trovano posto il proiettore, i giacigli degli ambulanti e attrezzatura varia, come la moviola per riavvolgere a mano la pellicola al termine di ogni spettacolo.

Jonathan Torgovnik ci restituisce queste atmosfere e ci offre più informazioni possibili per non banalizzare il fenomeno con dei facili luoghi comuni. Ci lavora da cinque anni, avanti e indietro da New York dove vive: “Nell’industria del cinema le cose succedono molto lentamente, ci vuole un tempo interminabile per tutto. C’è sempre da aspettare, soprattutto per l’arrivo della star principale, che è sempre in ritardo perché gira contemporaneamente diversi film.” Gli attori, considerati come dei, hanno talmente influenza sulle masse che spesso vengono coinvolti dai partiti politici: “Però il cinema rimane un terreno sacro che non lascia penetrare i conflitti politici. Per esempio molte delle star più famose sono di religione musulmana - in una nazione in cui i musulmani costituiscono una minoranza in contrasto con gli indù – ma nel momento stesso in cui si parla di cinema tutto ciò non conta, gli aspetti etno-socio-politici scompaiono completamente. Questo dà un’idea del potere del cinema.”
 

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